Il Mezzogiorno adriatico smette di pensarsi come periferia e si riscopre crocevia.
Non più un’area geografica da “modernizzare”, ma un vero e proprio laboratorio a cielo aperto capace di produrre pensiero, innovazione e sviluppo economico senza mai recidere i legami sociali.
È questa la visione profonda che anima il programma di Confindustria Bari e Barletta-Andria-Trani (BAT) per la Capitale della Cultura d’Impresa 2026. Un progetto ambizioso che dimostra come la fabbrica, l’ufficio e i laboratori di ricerca non siano solo motori economici, ma autentici luoghi di produzione culturale e coesione sociale.
Il titolo scelto per il progetto è un potente gioco di parole: ColMare. Da un lato, richiama l’azione concreta di colmare i divari storici (infrastrutturali, digitali, occupazionali) che colpiscono il Sud. Dall’altro, mette al centro il Mare, inteso come una sponda da cui partire, un porto di approdo e un ponte verso l’Oriente e i mercati globali.
L’iniziativa coinvolge un macro-distretto policentrico (Città Metropolitana di Bari e Provincia di Barletta-Andria-Trani) in forte riscatto economico, trainato dal turismo e da oltre 1,2 miliardi di euro di investimenti in infrastrutture (PNRR e ZES).
Il territorio si distingue per la transizione digitale ed ecologica, una forte crescita di nuove imprese, un’alta percentuale di imprenditoria femminile (oltre il 23%) e l’attrazione di grandi player globali.
Questa visione affonda le radici nella storia, richiamando lo spirito di inclusione di Federico II di Svevia e l’eredità etica di Aldo Moro e Giuseppe Di Vittorio, fondata sull’idea che non c’è impresa senza comunità.
Il ricco programma per il 2026 prevede iniziative come “Open Factory” (fabbriche aperte), rassegne di cinema e letteratura d’impresa (Bif&st, Dialoghi di Trani), i “Pink Talk” sul lavoro femminile, simposi etici su legalità e sicurezza, e il bando artistico “Dal progetto all’oggetto”.
In un mondo che va oltre la vecchia globalizzazione e affronta il cambiamento ecologico, Confindustria Bari e BAT lancia un messaggio chiaro a tutto il Paese: il Mezzogiorno è pronto a guidare la cultura d’impresa del futuro. Non come un’area che chiede assistenza, ma come un territorio che propone un modello mediterraneo di sviluppo condiviso, replicabile a livello nazionale. Un faro per la cultura d’impresa del futuro.
